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Ad Ulan-Bator dormiremo in una guest-house nuova di zecca, non ancora riportata sulle guide e suggeritaci da un danese ulanbator.jpg (55835 byte) che abbiamo incontrato a Mosca proprio di ritorno dalla Mongolia. Il proprietario, Kim,  un simpatico coreano, ricevuta la mia e-mail da Mosca è venuto a prenderci alla stazione. Ed infatti scorgo immediatamente qualcuno che agita verso il treno un cartello col mio nome scritto sopra (non il cognome, proprio il nome: Danilo). Ulan-Bator è le grande delusione di questo viaggio: mi avevano avvertito del fatto che non ci fosse nulla da vedere qui in città, ma non sarei mai riuscito ad immaginare di trovare una città più brutta. Il suo centro, interamente in stile sovietico, è costituito da una grande e desolata piazza rettangolare, popolata da stormi di corvi, cui fa da sfondo una brutta copia del mausoleo di Lenin. Il resto sono tutte cadenti palazzine di edilizia popolare. Uniche cose degne di nota sono il “Tempio della Gioia Assoluta”, poco fuori dal centro, ed il museo di storia naturale, con lo scheletro di un t-rex.

Trascorriamo un paio di giorni qui ad Ulan-Bator per organizzare l’escursione nel Gobi ed a budda.jpg (56404 byte)ulanbator2.jpg (63394 byte) Karakorum, l’antica capitale mongola con il grande tempio di Erdene Zuu, la principale attrattiva storica della Mongolia. Ulan-Bator è difatti per tutti gli stranieri che vengono in Mongolia solo la base dalla quale partire per le escursioni nelle varie aree del paese, verso i monti ed i laghi a nord, o nel deserto a sud. Qui, per la prima volta da quando sono partito, avverto la sensazione della distanza da casa; per la prima volta mi rendo realmente conto di essere in Asia, dove la gente ha la faccia scura e gli occhi a mandorla. Solo alcune centinaia di chilometri più indietro, in Siberia, la sensazione che si prova è quella di essere ancora in Europa. Il pallino di Stalin di rimescolare le razze sulla mappa del suo impero fa ancor oggi vedere i suoi effetti, se un tempo gli abitanti della Siberia, come i Buriati o gli Evenki quasi del tutto scomparsi, somigliavano ai mongoli ed ai cinesi ed oggi hanno occhi azzurri e capelli biondi.

Finalmente una buona notizia: Kim ci ha procurato per domani una jeep completa di autista provetto (garantisce lui)!

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