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Sono le nove meno dieci della sera quando l’aereo della Pulkovo atterra sulla pista dell’omonimo aeroporto di S. Pietroburgo. Durante le fasi di atterraggio dal finestrino è già possibile intravedere la vasta periferia di Leningrado (certo viene naturale associare il nome che fu sovietico di questa città ai quartieri popolari) illuminata dal rosso fuoco del sole di fine luglio. Anche il mare sembra infuocarsi. Non posso negare che mi fa una certa impressione sentire l’aereo sussultare vistosamente sull’asfalto sconnesso dell’aeroporto tanto che gli invertitori di spinta col loro frastuono hanno un effetto decisamente rassicurante. Recuperati i bagagli e raggiunto col minibus l’ostello proprio vicino alla stazione Moskovsky sulla prospettiva Nevsky, non ci rimane che andare a dormire: il buio è già calato e i racconti sulla pericolosità di S. Pietroburgo (così come di Mosca) di notte che hanno preceduto la mia partenza mi fanno desistere dalla voglia di una prima passeggiata in città.dvorets.jpg (67258 byte)

L’indomani già i primi intoppi burocratici non si fanno attendere: l’ostello non può registrare i nostri visti, ottenuti con false prenotazioni, e ci si presentano due alternative: andare all’OVIR, che è l’ufficio preposto alla registrazione dei visti, dove si narra di attese bibliche e di rimbalzi da un ufficio all’altro, ovvero andare in un qualunque albergo autorizzato e chiedere alla diugiurnaia di turno di fingere un pernottamento e registrare il visto in cambio di qualche decina di dollari: neanche a dirlo, optiamo per la seconda e ce la caviamo con venti dollari al Moskva Gostinitsa.

Secondo intoppo: all’ostello non hanno posto per i successivi giorni. Prendo le mie guide e scartabello tra i numeri di telefono, poi tocca a Zivile attaccarsi al taksofon e rispolverare il suo russo vecchio di dieci anni. Fortunatamente, dopo qualche tentativo riusciamo a trovare una stanza piuttosto economica non lontano dalla metropolitana Narvskaya, prenotiamo e diciamo che arriveremo in serata, così trasloco rinviato e finalmente visita della città! Non mi dilungherò in descrizioni didascaliche facilmente reperibili in qualunque guida(e delle quali non sono neanche capace), ma non posso fare a meno di ricordare quanto affascinante sia, pur nel suo polveroso abbandono, il centro storico della città, tagliato in due dalla lunghissima prospettiva Nevsky e trasversalmente dai vari canali, che sembrano darle un po’ di respiro sotto le nuvole di smog e chiasso. E poi, la fortezza di Pietro e Paolo, l’Hermitage, l’Ammiragliato così distesi sul golfo, ed ancora la dorata cattedrale di Sant’Isacco e l’eclettica chiesa della Resurrezione ricordano un fastoso passato che le poche rimanenti statue di Lenin sembrano guardare con ostinata severità. Ed in effetti appena fuori dal centro non è difficile incontrare Vladimir Ilich ancora col braccio proteso verso l’orizzonte che sembra oggi voler dirigere il traffico caotico. Ma è proprio la cattedrale di Sant'Isacco a colpirmi particolarmente: la sua splendida cupola d'oro si illumina come il bulbo di un'immensa lampadina quando i raggi del sole la colpiscono di sbieco e si staglia, inconfondibile ed impossibile da non vedere, sul profilo della città. Questa incredibile opera ha richiesto svariati chili di oro zecchino per essere realizzata, e la morte di undici operai a causa dei vapori del mercurio necessario al procedimento per la sua doratura. Non avevo mai riflettuto sui tributi di morte che le più magnifiche opere d'arte del passato hanno richiesto, le stesse opere che oggi noi consumisti del turismo avidamente cerchiamo ed immortaliamo nelle nostre foto, compiacendoci dello stupore estatico che provocano in noi e nelle "vittime" dei nostri racconti di viaggio. Da allora, il pensiero di quegli undici anonimi operai morti non mi ha più lasciato.

Certo, avendo prenotato si può stare tranquilli. Infatti, come promesso, arriviamo alla pensione in serata. Terzo piano di una palazzina non troppo vecchia al cui ingresso il custode indossa una simpatica mimetica, scale prefabbricate, porta cigolante, la diugiurnaia è lì, infondo al corridoio (in tutta la Russia ed anche nel resto dei paesi ex sovietici dal Baltico al Baikal la diugiurnaia è sempre lì, nello stesso posto), ci avviciniamo “Buona sera, abbiamo prenotato stamattina per telefono…”  “Ah, si, ricordo… ma, scusate me ne sono dimenticata!”. Come? Se n’è dimenticata? Inevitabilmente la discussione si anima un tantino, ma la simpatica signora ci rassicura dicendoci che per questa notte il posto c’è, è per le notti successive che arriva un pullman e la pensione è tutta piena, ma, non vi preoccupate, al massimo venite a casa mia. Ma si sa, la Russia è il paese in cui i problemi si risolvono da soli, col tempo. Difatti il mattino successivo, e diugiurnaia successiva, non solo la stanza libera esce, ma addirittura lux, cioè con frigo, TV (!), bagno e senza bacherozzi!sobor.jpg (51728 byte)

Trascorsi un paio di giorni a S.Pietroburgo e fatte tutte le visite d’obbligo a chiese e musei, mercati e bazar e lunghe passeggiate lungo i canali, arriva il momento di comprare il biglietto del treno per Mosca. Anche qui l’approccio alla stazione è stato preceduto da vari miti e leggende secondo cui si narra di reduci dalla campagna di Russia che ancora oggi si aggirano per sportelli e biglietterie in cerca di un biglietto… la realtà non è molto diversa. Armati di fiducia e caricati (più io) dalla possibilità di capire e farci capire entriamo nella biglietteria, ci dirigiamo sicuri al primo sportello libero (è facile! Tutte le scritte sono in russo ed in inglese!) e con fare candido ed innocente chiediamo (o meglio, Zivile chiede) due biglietti per Mosca. “Sì, ma siete russi? Ah, no? E allora dovete andare alla biglietteria per stranieri che è proprio lì”. Neanche a dirlo, dopo un quarto d’ora di ricerca troviamo, seminascosta e priva di segnalazioni, la fantomatica biglietteria per stranieri dove, dietro  varie scritte rigorosamente in russo c’è una bigliettaia che in compenso parla solo russo! Per mia fortuna Zivile riesce in poco tempo ad ottenere i due biglietti e ad aiutare un altro paio di inastranzi con poca familiarità con le lingue. Il treno parte a mezzanotte ed arriva a Mosca il mattino successivo. E’ rinomato per essere il treno più pericoloso della Russia, e difatti è l’unico sul quale viene consegnato un apparecchietto di plastica robusta rossa che, incastrato dall’interno sulla serratura, rende inaccessibile lo scompartimento dall’esterno. Peraltro il treno è estremamente confortevole ed il viaggio rilassante. Nota positiva: comprese nel biglietto la cena e la colazione!

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