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Quando ho deciso di partire per viaggiare lungo la Transiberiana, sinceramente, non lo ricordo più. Quello che ricordo è che, nonostante abbia visitato un discreto numero di nazioni, mai nessun viaggio mi ha affascinato tanto nella sua organizzazione e nei suoi preparativi. Non è stata infatti neanche casuale la scelta di un viaggio completamente autogestito senza il supporto di alcuna agenzia. E durante la lunga fase di preparativi (lunga non tanto per difficoltà oggettive quanto piuttosto per la scelta del momento più opportuno) l'itinerario iniziale ha subito diverse modifiche. All'idea iniziale di prendere il Rossia fino a Vladivostok è subentrata quella di visitare la Mongolia, e quindi di divergere dalla "classica" Transiberiana per prendere la Transmongola.

L'idea di massima era poi quella di "assaporare" anche la Baikal-Amur Magistral, la ferrovia voluta da Stalin per ragioni tattico-militari e che corre per un lungo tratto parallelamente alla Transiberiana, circa 800 km più a nord. Una volta sul posto una serie di motivi (leggi: tempo e danaro) ci hanno fatto optare per un itinerario più soft.

Quello che posso dire adesso, una volta tornato, è che se è vero che esiste il mal d'Africa è certamente altrettanto vero che esiste un mal di Siberia. Poco più di un mese non è nulla per apprezzare appieno quello che una terra così tutt'ora misteriosa, tanto vasta che gli spostamenti si contano in giorni e non in ore, così geograficamente lontana ma nel contempo così vicina all'Europa rappresenta per un viaggiatore, ed il desiderio è sempre lo stesso: quello di farvi ritorno al più presto...

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