Bari - Palermo - Tunisi - Tozeur

26/04/2007

Km 1.200 dalla partenza

Il primo contatto con il Nordafrica

Siamo arrivati nell'oasi di Tozeur. E piove. Il primo contatto del Ciquino con il deserto è stato decisamente umido. La Tunisia ci sembra a colpo d'occhio un Paese estremamente accogliente, dove la gente tira a campare a volte con poco, ma sempre col sorriso sulle labbra e col benvenuto nei confronti dei turisti e dei viaggiatori. La partenza, quest'anno, è avvenuta un po' alla chetichella: alle cinque e dieci del mattino abbiamo varcato il cancello di casa e abbiamo tirato dritti fino a Palermo quasi senza mai fermarci. 670 chilometri in circa 12 ore di viaggio, abbeveraggio e sbobba in corsa per non rischiare di essere lasciati a terra dal traghetto. Le operazioni di imbarco al porto di Palermo, infatti, non sono state delle più spedite e organizzate, ma ce l'abbiamo fatta. L'arrivo a Tunisi al mattino è stato piacevole, soprattutto in considerazione del fatto che era domenica e il traffico non si manifestava nella sua massima espressione. Come invece è stato al momento di lasciare la capitale per la prima tappa verso sud, quando abbiamo dovuto girare attorno a noi stessi in un unico grande ingorgo fumoso per un'ora a mezza, prima di trovare la strada per Le Kef. O El Kef, in arabo. Un posticino niente male, dove disordine e immondizia convivono allegramente con della gente calorosissima e delle vestigia romane e bizantine.

A casa di Haifa

Cerchi un internet e ti trovi a prendere il caffè a casa di qualcuno, succede cosi' a Le Kef. Haifa va pazza per Celine Dion, vuole andare in America a vedere un suo concerto, ce lo dice subito. Parlare di America in un posto dove le strade sono coperte di fango e di rifiuti non fa pensare alla statua dalla libertà e agli hamburger. L'America qui, per Haifa, è un qualunque posto dove vivere bene, uscire con gli amici, ascoltare la musica e farsi corteggiare dai ragazzi. L'America è anche dove viviamo noi. E c'era anche molta America appesa alle pareti del Planet Food, il locale dove abbiamo passato la serata in compagnia di Haifa e dei suoi amici. Suo padre fa il camionista - non deve guadagnare male - e ha messo su una bella casa, con una stanza per ogni membro della famiglia, luminosa e pulita a con la tivvù satellitare. Da sopra il terrazzino, alla luce del tramonto, abbracciamo con uno sguardo tutta Le Kef, il suo antico quartiere ebraico, la Medina e la Casbah. Prima di andare via, lasciamo a Mohammed Amin, il fratellino di Haifa, un cappellino della Fidas, spiegandogli di che si tratta a dell'importanza di donare il sangue.

Verso il deserto

Kairouan è una città santa per l'Islam. E non una qualunque, ma addirittura la quarta in tutto il mondo mussulmano, dopo la Mecca, Medina e Gerusalemme. A parte questo é una caotica città orientale, avvolta nella polvere e nello smog, che racchiude dentro le proprie mura un nucleo antico pieno di negozietti di paccottiglia per turisti. L'impossibilità assoluta di bere una birra ci ricorda continuamente la sacralità del luogo. Ma non solo: anche Shakrid ce lo ripete continuamente mentre cerca di rassicurarci sul parcheggio della macchina in strada da un lato, e rifilarsi come frettolosa guida della medina per un paio di dinari dall'altro. Ma ci sta bene e gli concediamo di farsi seguire in una corsa tra le numerose moschee e i negozi di tappeti. A sera siamo un po' stanchi per la guida e rinunciamo alla vivace vita notturna della città (si, è ironico). Al mattino, in piedi di buon'ora, tiriamo per duecento chilometri fino a Gafsa, accompagnati dalla pioggia e da un sospetto cigolio del cambio. La retromarcia si ingrana con difficoltà, dovremmo controllare l'olio del cambio ma non sappiamo da che parte cominciare. Lungo la strada guida anche per un po' Zivile, per buona pace del Cinquino e del suo passeggero. All'arrivo, Gafsa è la solita delusione: disordine; sporcizia ovunque, sordidi caffè senza l'ombra di una donna e le antiche mura della Casbah usate come parcheggio e discarica. La maggiore attrattiva di Gafsa è la lussureggiante oasi che si estende a nord della città vecchia, ma i mucchi di immondizia riversati ai suoi margini ci fanno desistere da una visita. L'incredibile cordialità dei Tunisini, pero', rende anche questo posto piacevole, e trascorriamo una buona parte del pomeriggio proprio in uno di quei sordidi caffè di cui sopra a fumare il nerghilè. Per la cronaca, Zivile è l'unica donna a sedere tra quei tavoli.

Tozeur e i suoi treni

E' vero, qui a Tozeur c'è il treno. Pero' oggi porta principalmente turisti in visita alle gola nelle montagne dei dintorni e il fosfato estratto nelle miniere qui vicino. Il benvenuto alle porte del Sahara ci é stato dato da un cartello di pericolo per attraversamento di dromedari. E l'unico che abbiamo visto finora è proprio quella sagoma nera nel triangolo, ma ci accontentiamo. Gli autobus che riversano continuamente turisti e i convogli di Toyota superattrezzate da deserto hanno portato un po' di benessere in questo posto tra le sabbie del deserto. Oltre la solita paccottiglia. E la cosa ci è stata ancora più evidente quando siamo scesi un po' oltre verso il confine con l'Algeria, a Nefta tagliata fuori dalle rotte turistiche, dove una desolazione che mi ha ricordato Vukovar dopo la guerra di Jugoslavia ci ha fatto fare dietro front per Tozeur. Anche qui c'è un'oasi (cosa tutt'altro che rara nelle città del deserto) ed è mantenuta in uno stato decisamente migliore, tanto da essersi meritata un approfondito giro col Cinquino. La retromarcia quasi non si ingrana più, domani partiremo per l'attraversamento del Chott-el Jerid, il grande mare di sale, che è in realtà una depressione desertica con vaste distese saline, verso Gabes, sul mare. Incrociamo le dita.

Una pubblicità a Tunisi

Berbero tra le rovine di Dougga

A casa di Haifa

Kairouan

Verso Tozeur

Inconvenienti del deserto

Pericolo cammelli (o dromedari?)

Dune di sabbia

I primi cammelli ai margini del Sahara

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