Hama - Aleppo - Istanbul - Bari

02/06/2007

Km 10.370 circa dalla partenza

Aleppo, Aleppo!

La Siria non ci appare grande, eppure lo è. Eravamo abituati alle enormi distanze libiche ed egiziane, e qui le tappe da meno di duecento chilometri ci fanno sembrare il Paese a portata di Cinquino. La Siria però si estende in vastissimi territori desertici a est, verso l'Eufrate e oltre, fino ai confini con l'Iraq. Ed è la Siria che noi non vedremo, perché difficile, perché non c'è mai tempo, perché la 500 non frena più e non ingrana più né la prima e la retromarcia e temiamo che ci pianti in asso definitivamente. E in effetti ci fa una certa impressione incrociare a un paio di bivi le indicazioni per Baghdad. Ma noi dobbiamo spostarci lungo la direttrice sud-nord sulla quale, ci consoliamo, sono disseminate buona parte delle attrattive. Aleppo è uno di quei posti che hanno il dono di evocare nella mente immagini affascinanti e di far venire voglia di esserci, anche solo per il gusto che si prova a pronunciarne il nome, un po' come Samarcanda, o Timbuctù. Ed è uno di quei posti che non tradisce le aspettative, e non è un caso che sia abitata ininterrottamente da sette millenni (sette millenni!). Gli ingredienti che condiscono questa incredibile città, sono un po' sempre gli stessi, moschee, suq, l'odore acre delle spezie misto a quello dello smog, un caos frenetico vissuto con ritmi di vita scanditi da rituali antichi: il tè, la preghiera, i pasti, il narghilè. Ma la perla di Aleppo è la sua imponente Cittadella, dall'impatto visivo spiazzante (specie attraverso il parabrezza del Cinquino, sbucando da un intrico di vicoli). Si erge su una collinetta conica semiartificiale, con un ingresso imponente che non ha bisogno d'altro per spiegare perché fosse così difficile da espugnare. La pietra possente da cui è composta ribolle sotto il sole, e s'infiamma al tramonto; le ombre si allungano, e la Cittadella sembra ergersi sulle cupole del suq coperto, come illuminata da un occhio di bue, sul suo palcoscenico naturale. È da sola un motivo valido per arrivare fin qui. Nonostante la sua possanza si esaurisca non appena superata la scalinata d'ingresso, nonostante i tavolini dei caffé per turisti al suo cospetto, nonostante la stiano offendendo con una nuova piazza in un moderno gusto teutonico che farebbe miglior figura sulla Kropke di Hannover.

La lunga corsa verso casa

Ad Aleppo facciamo un paio di conti. Mancano circa duemila chilometri per tornare a casa, e abbiamo circa una settimana; il cambio ha perso la prima e la retromarcia, e la 500 non frena più. Decidiamo allora di darci dentro, sacrificare l'Albania che era nei nostri piani, non fermarci a Istanbul se non una notte, e dedicare l'ultimo scampolo di visita a alla Cappadocia. Siamo partititi lunedì mattina intenzionati a fermarci a Goreme, nel cuore della Cappadocia. L'impatto con la costa meridionale della Turchia è stato impressionante, con le sue autostrade a tre corsie, gli autogrill modernissimi, i prezzi quasi europei, e la benzina a cinquanta centesimi al litro più che in Italia. La guida è stata stancante e difficoltosa, nonostante abbiamo deliberatamente evitato ogni contatto con la caotica e inquinata Ankara, di cui serbavo un ricordo terrificante. Istanbul è stata solo una sosta tecnica prima di rientrare in Europa, momento folgorante sul vertiginoso ponte Ataturk. Tre ore e mezza all'uscita in frontiera per estenuanti controlli antidroga (ci vedete a me e Zivile coi pani di coca nelle portiere della 500?) con tanto di raggi X e cane dal fiuto sopraffino. La Grecia, primo paese non mussulmano dalla partenza, è stata fondamentalmente tre cose: una birra al primo distributore dopo la frontiera, un Illy al primo paese, e tante gonne svolazzanti e scollature pur caste, che mi hanno ricordato che le donne hanno un corpo, ed è bello quando ne sono consapevoli. Tappa a Salonicco e la sera dopo eravamo già all'imbarco del traghetto a Igoumentitsa, la 500 fumante di fatica e coperta da una coltre di sporco intercontinentale, e noi con due birre ghiacciate in mano seduti sui tavolini del porto. È consolante sapere che da qui potremmo arrivare a casa anche a spinta, ma quel retrogusto amaro che accompagna ogni ritorno è più di una sensazione. E non è solo la birra. Anche quest'avventura in 500 si è conclusa (incredibilmente) con successo, e lo dobbiamo anche a tutti quelli che ci hanno supportato e aiutato e che qui ringraziamo: Mimmo del Fiat 500 Club Italia, Giuseppe di Fidas, Nicola che ha rimesso in sesto il Cinquino così come era tornato da Pechino, i nostri sponsor tutti e tutti quelli che ci hanno trainato, spinto, incitato, dato da bere, ospitato, rincuorato e rallegrato durante questi diecimila durissimi chilometri.

Chiacchiere di ritorno dalla spesa

Nel suq

Spezie

Aleppo, entrata del suq

L'entrata della Cittadella

Tramonto sulla cittadella

La Cittadella spunta dietro le case

Ancora Bashar

Aleppo dalla Cittadella

Goreme

I camini delle fate

Il castello di Ucisar

Il castello di Ucisar

Un paesaggio in Turchia

Una delle trartarughe salvate dal suicidio

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