Karak - Amman - Damasco - Hama

26/05/2007

Km 8.350 circa dalla partenza

Giù per il Mar Morto

Taisir si sveglia presto, così non ci sentiamo di disturbo a partire di buon mattino. Ripercorriamo la profonda discesa fino alla più bassa depressione del mondo, immergendoci nuovamente in quel caldo opprimente che avevamo lasciato il giorno prima. L'orizzonte è però oggi limpido, e dal nastro d'asfalto che si srotola in stretti tornanti si scorge la chiazza azzurra del mare più salato della terra. Abbiamo grosse difficoltà per via dei freni che hanno cominciato ad allentare la presa, forse surriscaldati, forse consumati, non so. Sfruttiamo le marce basse. Giù, per fortuna, la strada è pianeggiante ed è stata riaperta, e noi possiamo tirare dritto verso Amman, in cerca di un posto dove tuffarci e galleggiare mollemente. Lo troviamo, a pagamento. Una spiaggia privata. È fondamentale poter disporre di una doccia per lavarsi di dosso lo strato di sale che crostifica in pochi secondi una volta usciti dall'acqua. Quando decidiamo di ripartire, il sole è allo spasimo. E la 500 non dà segni di vita. Proviamo a spingere, ma niente. Puliamo le candele, e ancora nessun cenno di avviamento. Mentre mi affanno a spingere per l'ennesima volta, una mercedes mi affianca e l'uomo alla guida mi chiede se abbiamo bisogno di aiuto. "Sì, ne abbiamo" rispondo sconsolato "ma non so proprio cosa potrebbe fare per aiutarci". "Sono un meccanico", fa lui candido, scendendo dalla macchina. In due minuti la diagnosi è pronta: guasto elettrico. Pianta un by-pass dalla bobina all'alternatore e mi dice che così possiamo arrivare ad Amman. Lì però dovremo farla aggiustare, e si offre di farlo nella sua officina. Ringraziamo e partiamo con il morale sotto i tappetini. Arriviamo nel solito caotico traffico della capitale a sera. Troviamo un albergo, parcheggiamo. Cerco la leva dell'antifurto e la trovo già abbassata. Eccolo il guasto elettrico! Di nuovo, come in Ucraina due anni fa, il solito maledetto staccamotore!

Damasco

Amman, lo sapevamo, è solo una moderna città mediorientale, e conserva davvero poco del fascino che i viaggiatori del passato le attribuiscono. Non è così invece per Damasco, che abbiamo raggiunto già l'indomani. La capitale della Siria è tutto quello che ci si può aspettare da una plurimillenaria città orientale: vivaci bazar, un pittoresco caos bulicante tra architetture lasciate dalle civiltà che vi si sono avvicendate, greca, romana, abasside, ottomana; traffico e sale da narghilè, tessuti damascati e merci contraffatte, tappeti stesi al sole, corti fresche e ombreggiate, spie israeliane, botteghe, internet point, e una foresta di minareti. Nei giorni della nostra permanenza la campagna elettorale è agli sgoccioli: domenica si vota e tutta la popolazione è in preda a un delirio d’amore per il solo candidato in lizza. Sì, proprio così. Più che di elezioni si tratta di una sorta di referendum confermativo del presidente Bashar al-Assad, già al potere dal 2000 e succeduto al padre dopo trent’anni di presidenza. Una dinastia, celebrata da quello che ha tutto l’aspetto di un culto della personalità. Poster, statue, busti e murales di Bashar coprono la città. In qualunque punto ci soffermiamo, ce l’abbiamo di fronte in almeno sei o sette versioni. In divisa, in bici col figlio, in jeans e maglietta, mentre stringe la mano a Putin o Khamanei, in visita a un ospedale e in abito occidentale. La Siria è un paese controverso, chiuso e conservatore, ma nelle parole delle persone che abbiamo incontrato c'è la voglia forte di far credere che sia una democrazia a tutti gli effetti, per acclamazione. Ma è evidente che l'informazione è monopolizzata e il consenso popolare manipolato. Fatim - un giovane e garbato poliziotto che incontriamo un pomeriggio in questura dove eravamo andati a sporgere una denuncia - ci prova a convincerci che tutto quel tripudio di bandiere e canti patriottici che osserviamo dalla finestra è spontaneo. Ci dice che, certo, in Siria c'è la democrazia e che tutti, ma proprio tutti amano il presidente e che è ovvio che sarà rieletto. Proviamo a chiedergli cosa dovesse accadere nel caso - d'accordo, puramente ipotetico - in cui non fosse rieletto, ma non sa risponderci. Il caso non è neppure contemplato. Fatim continua a fornirci prove delle qualità del governo e del suo capo, «ne parlano anche tutti i giornali e le televisioni». Insomma, la Siria è un paese libero e moderno; «Vedete per esempio?» ci dice indicando la cella infondo al corridoio da cui esce un detenuto «Quelli sono i suoi fratelli, sono venuti e hanno chiesto di parlare con lui, che è arrestato. E noi gli abbiamo detto di sì». Si compiace. Ma più tardi è fortemente a disagio quando, uscendo dalla caserma, ci imbattiamo in alcuni suoi colleghi che cercano di convincere lo stesso detenuto con un paio di fili elettrici attaccati a una grossa batteria di camion.

I mulini di Hama

La mattina in cui lasciamo Damasco mi sento fiacco e ho freddo. D'accordo, nulla di strano per il primo sintomo, ma anomalo il secondo coi trentotto gradi che ci sono. La tappa che ci siamo prefissati è a 140 chilometri e il freno della 500 è solo un piacevole ricordo. Costringo Zivile a marciare coi finestrini semichiusi e ho ancora qualche brividino. I conti non tornano. Hama è poco più di uno squallido paesino, polveroso e riarso dal sole, le cui principali amenità sono delle ruote di mulini ad acqua di epoca medievale che continuano a girare scricchiolando con indolenza, una città vecchia disabitata e pulita, e un paio di ristoranti di pesce sui canali del fiume, chiusi. Un gruppo di giapponesi (o coreani?) entusiasti passeggia vicino alle "norie" (così si chiamano i mulini) che sollevano spruzzi d'acqua putrescente, auto fumose sfrecciano con il clacson a tutto spiano, dai canali non emerge alcuna traccia di vita e un po' tutt'intorno aleggia un persistente puzzo di fogna a cielo aperto. Ci tratteniamo a Hama due giorni, di cui uno - per me - trascorso nel letto dell'albergo a ingollare tachipirina. Le elezioni si sono concluse e Bashar è stato rieletto col 97% dei voti.

Amman a sera

Bashar è ovunque

Damasco

Gente del suq

Bottega

Carro dell'acqua

Damasco, acqua e bibite nel suq

Si ozia nelle sale da tè

La moschea degli Omayyadi

La moschea degli Omayyadi

La moschea degli Omayyadi

Spezie

Tappeti al sole

La Damasco cattolica

Hama

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