Alessandria – Cairo – Nuweiba

16/05/2007

Km 7,360 circa dalla partenza (di cui 70 al traino)

Disperazione sulla Desert Highway

Ad Alessandria ci siamo voluti riposare. Abbiamo passeggiato senza meta nel vastissimo mercato della frutta, traboccante di colori, puzzo e polvere. Abbiamo camminato per la lunghissima Corniche affollata di taxi, barche ormeggiate, carrozze e mendicanti. Abbiamo gustato il tè all’imbrunire in una delle tante sordide caffetterie intasate dal fumo dei narghilè. Abbiamo scorto in ogni angolo l’ombra sbiadita del fasto passato di una grande città coloniale, un’ombra polverosa e sudicia che rende splendente questo agglomerato di cinque milioni di abitanti. E ci siamo domandati perché, di fronte alla grigia ellissi della moderna biblioteca alessandrina. Perché? Perché un monolito di cemento levigato a riflettere il tramonto proprio lì? Perché un’icona di asettica modernità in un antichissimo formicaio brulicante di vita? Perché? La biblioteca sta lì, fuori luogo come l’Altare della Patria a piazza Venezia, campeggia sulle cartoline della città, s’affolla dei bus turistici in visita guidata, come fosse uno in mezzo alle migliaia di resti egizi senza età, forse di tre anni, forse di tremila, che spunta tra il traffico e lo smog. Proprio l’assaggio di traffico di Alessandria ci ha messo in guardia su quello che ci saremmo potuti aspettare dal Cairo, tristemente famosa per questo e tre volte più grande. Il piano era questo: prendere la Desert Highway che arriva dritta nel sobborgo di Giza, dove sono sfinge e piramidi, trovare l’ostello da quelle parti, e non toccare la 500 fino alla partenza, dritti sulla ring road verso Suez. Ma il piano ha cominciato a scricchiolare sin da subito quando, dopo meno di una cinquantina di chilometri da Alessandria, il Cinquino ci ha piantato in asso. Ecco il momento che temevamo! Siamo stati trainati da Mohanad e suo figlio fino a un’officina che ci ha rattoppato lo spinterogeno. Ma ormai il morale era intaccato, la 500 procedeva a rilento e scoppiettando e la temperatura cominciava ad arroventarsi. Solo la vista delle cuspidi delle piramidi da dietro alle colline pietrose di Giza ci ha iniettato gioia negli animi, ma solo finché non ci siamo tuffati nel caos della città. Dell’ostello non c’era traccia e Mady, una ragazza irachena fuggita dalla guerra, si è offerta di aiutarci: «Cerchiamo un albergo economico da queste parti, ne conosci?» «Che intendete per ‘economico’?» «Mah, diciamo sui settanta a notte» «Ah, allora bene, ne conosco uno a dieci minuti da qui» Salta su un taxi e la seguiamo. Dritti fino al centro del Cairo. L’albergo che ci fa vedere è bellissimo, proprio a downtown. «E quanto costa?», faccio. «Settanta», fa lei. Mi sembra strano, è troppo lussuoso per costare solo settanta pound egiziani, nove euro. «Settanta cosa?», chiedo. «Dollari americani, no?». Mady dice di non conoscere nessun albergo per quella cifra ridicola, e ci lascia soli nel vortice del traffico della megalopoli, senza cartina e col Cinquino singhiozzante.

Un traino per Suez

Siamo riusciti non so come a uscire dal cuore del Cairo, portare il Cinquino tra le piramidi, dormire per meno di quattro euro e trovare la strada per Suez alle sei del mattino, prima che il mostro dalle mille teste si svegliasse. Ma la cattiva sorte a volte si accanisce: dopo neppure una ventina di chilometri la gloriosa ci pianta di nuovo in asso. L’angelo custode di turno si chiama Hassan, fa il camionista ed è giordano. Prova a mettere le mani lui nel motore, ma quando mi chiede dov’è il radiatore lo convinco a lasciar stare; così si offre di trainarci col suo tir fino a Suez, dove trovare un meccanico. Sono stati i settanta chilometri più fumosi di tutto il viaggio. Hassan ci lascia all’estrema periferia della città, dove concentrate in una fila di baracche ci sono diverse officine. Una ha il logo Fiat dipinto a mano sul muro: puntiamo dritti da lui. Gli spiego il problema, lui lascia il giunto cardanico che stava smontando e si dà da fare. Parla un inglese corretto, con una certa ricchezza di vocaboli, persino. Gli chiedo come mai, lo ha studiato? «Sì», mi fa lui. «A scuola?», chiedo banalmente. «No, all’università, al Cairo». Questo meccanico, questo dottor meccanico che ha fatto l’università nella capitale e lavora in una lercia baracca all’estrema periferia di Suez ci sistema il Cinquino per tre euro. Avrebbe potuto pelarci, eravamo nelle sue mani, ma lui chiede solo tre euro. Provo vergogna quando si interessa al nostro viaggio, vergogna nei confronti di chi ha studiato come me (e forse più di me) ma ha solo avuto meno fortuna di me. Stupidamente, con un gesto di pudore, fingo di essere provato dalla stanchezza, come se stessi svolgendo anch’io un duro lavoro, e non un viaggio di piacere. Sono sempre stato impacciato in situazioni come queste. Io e Zivile ripartiamo rincuorati ma senza gioia verso il centro della città, ma c’è una nuova sorpresa: il cambio non va.

Attraverso il Sinai

Il dottor meccanico, interpellato sul cambio, aveva ammesso di doversi fermare perché andava oltre le sue possibilità. Non abbiamo avuto altra scelta che continuare così, con la prima e la retromarcia che non vanno quasi mai e tutto il cambio che gratta. Dopo un po’ di chilometri anche il motore ha ricominciato a non andare al meglio, sempre coi soliti singhiozzii e scoppiettii. Dev’essere qualcosa come la regolazione dell’anticipo o altre cose oscure. Con un pizzico di patema d’animo abbiamo attraversato il deserto del Sinai – non esattamente uno dei luoghi più accoglienti sulla terra e, per di più, scarsamente trafficato. Non abbiamo mai spento il motore, che da due giorni parte sempre con maggiori difficoltà, fino ad avviarsi solo a spinta da stamattina, e siamo riusciti per il rotto della cuffia ad arrivare a Nuweiba, il piccolo porto dove di imbarcheremo per Aquaba, il Giordania, al di là del golfo. Nuweiba è una località balneare che in passato è stata molto frequentata, ma gli attentati terroristici di due anni fa nella zona hanno portato un drastico calo delle presenze e una profonda crisi. Molti alberghi sulla spiaggia sono in stato di abbandono, e in tutto il villaggio non saremo più di una decina noi stranieri, compresi gli ospiti dell’Hilton Resort. C’è un negozietto di ricambi auto lì vicino, e decidiamo di comprare una batteria nuova (dipenderà da quello se non parte?), ma il tipo del negozio si dice sicuro che dipende dal motorino d’avviamento. Aspettiamo fin oltre l’imbrunire l’arrivo di un meccanico dal villaggio vicino che ci sostituisce il pezzo per una cifra esorbitante. Ma la 500 parte a colpo! Io, intanto, ho deciso: domattina mi sveglio all’alba e, col fresco, provo a sostituire lo spinterogeno. A mezzogiorno abbiamo il traghetto per Aqaba: o la va, o la spacca!

Barche in rada

Botteghe in strada

Festa

La biblioteca alessandrina

Giza

Giza2

Giza3

Il sobborgo di Giza

Il traghetto per Aqaba

web design by Gazoweb